Billie Jean: Un Capolavoro che abbraccia una Perfetta Linea di Basso

Si doveva chiamare “Not my lover”. E doveva essere una delle nove tracce del nuovissimo album “Starlight” di Michael Jackson. Dopo 400 nomi scritti su di un foglio, l’album è stato chiamato Thriller e solo a pronunciarlo, quel nome, riesce a farmi venire i brividi: rimane ancora oggi l’album più venduto della storia della discografia mondiale, superando il muro dei 100 milioni di copie.

Quest’anno Billie Jean compie 30 anni (uscì come secondo singolo estratto dall’album, il 2 gennaio 1983) ed ascoltare il suo sound magico mi fa ancora venire voglia di ballare: è impossibile non farlo!

Michael se ne stava chiuso in studio ormai da settimane (guadagnandosi il soprannome di “Puzzone”, “Smelly” in inglese – il motivo è evidente) e cercava una canzone che lo rappresentasse, che parlasse di quel ritmo che lui sentiva dentro, era come ossessionato da qualcosa che avesse una linea di basso perfetta, una cadenza mai sentita prima, che potesse fare ballare ma allo stesso modo che raccontasse qualcosa di importante.

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Michael Jackson nel video di Billie Jean


Michael si è come imbattuto in Billie Jean
: stava guidando la sua auto e il leitmotif della canzone ha cominciato a giragli in testa, l’ispirazione ha preso possesso di lui tanto che non si è accordo che la macchina su cui viaggiava stava andando a fuoco, se non fosse stato per un motociclista che sorpassandolo, glie lo fece notare.

E Bilie Jean di certo contiene ancora quel fuoco che lo stava quasi uccidendo.

Non è una canzone black, non è una canzone dance, non è una canzone pop. È una canzone di Michael Jackson, non è identificabile in nessun genere, perché li contiene tutti.

Un mix seducente di passione, sofferenza, verità, paura, successo, di bugie che diventano verità, che Michael canta con la sua voce così vulnerabile, che sembra spezzarsi da una momento all’altro, sopra quella linea di basso che ti sfonda le pareti del cuore.

Il produttore Quincy Jones odiava quella linea di basso così marcata(Bruce Swedien ha realizzato solamente 91 mix prima che venisse fuori), “L’intro di Billie Jean è così lunga che ti puoi fare la barba nel frattempo” racconta Quincy Jones. “Gli dissi che avremmo dovuto fare iniziare la melodia prima, ma Michael rispose che che era proprio quell’intro che riusciva a farlo ballare. E quando Michael dice che c’è qualcosa che lo fa ballare, non puoi controbattere, così ebbe la meglio lui”. Grazie Michael per avere insistito, perché quella linea di basso è un miracolo che ha ispirato centinaia di canzoni durante questi anni.

Il testo racconta di una ragazza (Billie Jean – Quincy non voleva quel titolo perché non la si confondesse con la tennista Bille Jean King – ma Michael ha insistito.) che accusa Michael di essere il padre del figlio che porta in grembo. Michael dichiarò che si era ispirato alle groupies che, durante i tour con i Jackson Five insinuavano di essere incinte dei suoi fratelli… ma fonti i rivelano invece che la storia riguardi in prima persona un fatto accaduto a Michael stesso.

Billie Jean è un best seller della discografia, con oltre 7 milioni di copie vendute nel mondo, è stato il primo video non rock e di una persona di colore ad essere trasmesso in alta rotazione su MTV. Michael ha aperto la strada non solo a se stesso ma ad un un’intera generazione di artisti di colore. Quando guardate un video su MTV, che sia pop/black/soul, dovete ricordare che ciò è stato possibile grazie a Michael Jackson.

Il video, diretto da Steve Baron, è un piccolo capolavoro. Sembra di stare in un sogno, e ben rappresenta la sua difficoltà di essere sempre con i riflettori di tutto il mondo puntati addosso. Nel video un paparazzo segue Michael e ogni cosa che lui tocca si illumina e ogni volta il paparazzo scatta una foto, ma la figura di Michael nella foto sparisce, come ad indicare la sua poca importanza come essere umano, a discapito di quello che possa venire messo “in evidenza” dalla stampa. Alla fine Michael è in una camera d’albergo, nel letto una ragazza (forse Billie Jean), lui le si corica accanto, ogni cosa si illumina ma Michael ancora una volta sparisce.

Dov’è quindi la verità? Cos’è quindi, la verità?

Billie Jean ha portato Michael nell’universo delle superstar, a soli 24 anni e nel 1984, solo due anni dopo, la Michael Mania dilagava in tutto il mondo.

Lo scettro del potere se l’è preso la sera dello spettacolo “Motow 25”, (1983) in cui si è esibito per la prima volta dal vivo con Billie Jean, e durante il quale per la prima volta ha eseguito il moonwalk, per la prima volta ha indossato il guanto di lustrini e il cappello nero. L’esibizione ha lasciato il pubblico, composto delle più grandi star dell’epoca, completamente attonito. Fino ad allora non si era vista mai una cosa del genere. Una nuova stella era nata. Michael era il futuro, era la musica, la danza, il ritmo, non più il piccolo ragazzino dei Jacksons Five. Quella sera era diventato lui “il Capo”.

Quella performance è unanimemente considerata una delle sue migliori performance live (anche se Michael si è arrabbiato perché a suo dire non è riuscito a stare sulle punte sufficientemente a lungo….per favore Michael, era perfetta! – nel video al min. 3:42) e una delle migliori nella storia della musica.

Il resto è storia. Lo chiamarono il nuovo “Frank Sinatra”, “Straordinario come Elvis”, “Elettrizzante come i Beatles”. Non sono d’accordo. Quella sera Michael è stato semplicemente sé stesso. Il suo cuore. La sua anima. Il ballerino che diventa la Danza. Michael Jackson.

Guarda il Video dell’esibizione di Michael  | Motown 25

© 2013 – 2017, Alessandra Gianoglio. Vietata la riproduzione anche parziale dei testi senza l’autorizzazione dell’autrice. Tutti i diritti riservati.

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