Pieces of a Dream | Pezzi di un Sogno

Questo racconto l’ho scritto nel 2008, ed è fra i sette racconti di “Sette Racconti Brevi per il tuo Cuore”, scaricabile gratuitamente .

Il titolo mi è venuto così, in un momento, forse perché vedevo la mia vita a pezzi, è stato un periodo molto difficile, il 2008. O forse perché stavo ascoltando la canzone di Anastacia, la musica… questa musa che mi accompagna mentre scrivo.  Come avrei fatto a raccogliere tutti i cocci infranti dei miei sogni, del mio cuore, della mia vita?. Con il coraggio di decidere di decidere. Perché “noi donne impieghiamo mesi a decidere di decidere, ma un istante ad agire”.

Pieces of a Dream | Pezzi di un Sogno

In un istante decido che quella sarebbe stata l’ultima volta. L’ultima notte, l’ultimo click, l’ultima lacrima dagli occhi. È fatta, deciso.

Noi donne impieghiamo mesi a decidere di decidere, ma un istante ad agire, senza guardarci indietro, senza bisogno di un altro istante ancora.

Così, alzo lo sguardo dal monitor del PC, clicco per l’ultima volta l’icona invia ricevi del mio Outlook, nel cuore la certezza che non sarebbe apparsa quella mail che avrebbe cambiato tutta la mia vita. La clessidra a contare ogni istante dopo la decisione e poi, come già sapevo, nulla di nuovo.

Mi alzo, asciugandomi il volto imbrattato di lacrime, trovandoci dentro la fierezza di una leonessa dopo la caccia. Gli avevo dato tutto. Non potevo dargli ciò che non possedevo. Amore, cuore, musica, poesia, anima, pazienza, discrezione; amicizia, persino.

Tutto ciò non era stato sufficiente a sciogliere quel ghiaccio che gli scorreva nelle vene, sino al cuore. E la sua indifferenza continuava a sferzarmi il cuore come il vento gelido delle highlands. Fin nella carne, fin nelle ossa, rabbrividendomi.

Non posso cambiare ciò che non vuole essere cambiato. Abbiamo chiuso tra di noi. Una serata magnifica insieme, l’imbarazzo di guardarci negli occhi il giorno dopo, una mia lettera di chiarimento e poi, il suo silenzio di ghiaccio. Anzi forse nemmeno mai aperto, noi due, nel rispetto per le persone che amiamo, che sono intorno e vicino a noi.

Diventeremo parenti stretti, lui ed io, peccato cedere a certe follie del cuore. Nemmeno quando ogni singola cellula dell’anima ti dice che è la cosa giusta. Nemmeno in quel caso. Gli ho scritto che si può voltare pagina in maniera esemplare, e si può ricominciare, lui ed io, in un rapporto nuovo, educando il cuore a quello che non si può avere.

Gli ho scritto che i baci rubati ad un sogno, che la passione immaginata in un sospiro, sarà indimenticabile, in ogni modo.

Ma nel mio ultimo click, non ho ricevuto risposta. Solo ghiaccio. Bene, volterò pagina da sola, ricostruendo i pezzi di un sogno a metà fra follia e realtà. E il sogno, i pezzi del mio sogno, rimarranno li, in un angolo lontano della mia mente, perpetuando sensazioni.

Lui, nella vita reale, sarà solamente fatto di quel ghiaccio di cui la sua anima è composta. E ne morirà.

La prima sensazione di un immediato ritorno alla realtà sono i crampi allo stomaco. Fame, sofferenza, dolore, nuova vita.

Esco in punta di piedi dalla camera, non voglio svegliare lui e mia sorella insieme nel letto, a soli venti giorni dal loro magnifico matrimonio, a cui avrei fieramente testimoniato. Senza respirare, scendo uno dopo l’altro gli scalini della chiocciola che porta direttamente in cucina. Apro il frigo, cacciandoci dentro il volto. Dolce o salato? Il dilemma di ogni spuntino notturno.

Poi, un brivido di ghiaccio mi sferza la schiena, immobilizzandomi. Difficile voltarsi senza provare un senso di acuto dolore al cuore. Finalmente, uno di fronte all’altra. I suoi occhi verdi, puliti, quasi innocenti e i capelli neri, mossi in quelle leggere onde ribelli, una camicia bianca fatta su alla meglio, maniche arrotolate, e la barba incolta di tre giorni. Il fisico snello e proporzionato, nulla di starato o indiscreto. Pantaloni del pigiama, piedi nudi.

«Notte…», vibra la sua voce, ci percepisco un leggero imbarazzo.

«Si, notte fonda.»

«Possiamo parlare due minuti, forse un minuto…»

«Si.» Lo guardo. «No.» Mi fermo.

«Ni», sorride lui.

Tutto quel ghiaccio che si scioglie all’improvviso, in un attimo, a notte fonda, quando arrivi in camicia e pigiama, in un imbarazzo cortese che mi fa battere il cuore e lascia trasparire, quasi, ciò che veramente sei. Ma i pezzi del mio sogno non sarebbero andati nuovamente in frantumi.

Tu appartieni già alla mia fantasia. E nella mia fantasia, in un angolo lontano, rimarrai. Le decisioni, noi donne, le prendiamo in un attimo.

«Ti ho scritto per poter chiarire e poi chiudere. E adesso poterti guardare negli occhi, serenamente.»

«Cosa avrei potuto risponderti?», dice, nel suo solito modo. Cadenzato e calmo, puro piacere per orecchie e anima. La sua voce si diffonde come profumo, fra l’aria e la mia pelle, rabbrividendomi di piacere.

«Qualsiasi cosa tranne il tuo silenzio glaciale» . Abbassa piano gli occhi verdi, diventati, per un attimo, vulnerabili.

Nel mio sogno riesco a viaggiare veloce e immagino d’avvicinarmi e stringerlo, e abbracciarlo. Immagino un bacio, le sue labbra sulle mie, unico, solo, e per sempre. Avvicino il volto al suo, sulla sua pelle dolcemente ruvida, naufragando fra i suoi occhi. Chiudo il frigo. Ma noi apparteniamo alla vita reale, adesso. Ritorna il buio, così anche lui e i suoi occhi diventano un’ombra invisibile nella notte.

Mi allontano, piedi nudi nel buio, scala a chiocciola, un sorriso da fiera leonessa sul viso, un letto morbido dove addormentarsi, e un sogno.

Fatto di mille pezzi d’emozione.

Alessandra Gianoglio | 28 Febbraio 2008

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