La bravura dello scrittore è nella revisione: parola di Paolo Giordano, ospite al Salone del Libro con Manuel Agnelli

Sabato dodici Maggio, ore 18.30, al Salone del Libro di Torino, di fronte alla Sala Gialla, c’è una fila lunghissima di persone che aspettano di entrare alla conferenza di Paolo Giordano, che, accompagnato dall’amico Manuel Agnelli, è qui per presentare il suo nuovo libro, Divorare il Cielo (Einaudi). Ci sono anche io, magneticamente attratta dal binomio scrittura e musica.

La sala è gremita, ma, come spesso accade, mi estraneo completamente da ciò che mi sta intorno e fisso lo sguardo e le orecchie sulle due persone che sono sul palco: Paolo Giordano e Manuel Agnelli.

Per uno scrittore esordiente è qualcosa di magico rimanere in contatto con l’energia di chi ha già compiuto i passi che tu vorresti compiere. Qualsiasi parola distillata dalle labbra dei due artisti rappresenta un insegnamento. “Se il tuo ideale è vero e lo senti in profondità lo devi fare indipendentemente da quale sia il risultato“, dice Paolo Giordano, raccontando un po’ la trama del suo nuovo libro, i sogni dei suoi tre protagonisti, ma anche rivolgendosi più in generale alle persone in sala. A chi, come me, sta scrivendo un libro.

Quindi, scrittori, non smettiamo mai di scrivere! Manuel Agnelli avvalora il discorso, legandosi al fatto che oggi i numeri – le classifiche di vendita? Ma un libro se è venduto, non è detto che sia letto -sembrano l’unico parametro su cui giudicare. Scuote il capo, Manuel, non è d’accordo, e lo ha dimostrato ampiamente nel suo portare disordine al programma X-Factor. Grazie, Manuel.

Il discorso verte ancora sui protagonisti del nuovo libro di Giordano, sulla loro giovinezza e fisicità tipica degli anni novanta, quando le generazioni non erano legate così tanto al web, ma c’erano, fisicamente.

Esserci fisicamente, che sia un abbraccio, partecipare ad una conferenza, presentarsi ad una casa editrice direttamente al salone del libro, è ampiamente diverso che esserci via web, mettendo un like su Facebook o Instagram. Su questo sono d’accordo entrambi. “I tempi di oggi dicono che uno scrittore deve esserci. Il suo lavoro non è solo scrivere e poi attendere magicamente che succeda qualcosa. Deve scendere in piazza, fare promozione, deve fare cose che non hanno nulla a che fare con lo scrivere. Ma che servono comunque per la rielaborazione del proprio testo“.

Recepito, scrittori?

Devo poi essermi persa un attimo su questo concetto, perchè quando ho di nuovo aperto le orecchie, Paolo Giordano stava parlando della revisione.

Revisionare vuol dire tagliare. Lo scrivere è sempre sovrabbondanza. La bravura dello scrittore non è scrivere la prima stesura, ma è sempre nel saper revisionare. Capisco che ogni scrittore faccia fatica  a scrivere  – lui ha lavorato duramente per  quattro anni per il suo ultimo romanzo – ma la fatica che fa lo scrittore non si deve vedere. Bisogna rinunciare al narcisismo, tagliare e tagliare per dare respiro alla storia”.

Al corso di scrittura creativa che avevo frequentato (fatene uno, sempre e comunque) la mia coach non si stufava mai di ripeterlo: “Taglia, Alessandra. Taglia, taglia, taglia”. Che avesse ragione?

Tutti gli scrittori devono rivedere il loro modo di narrare – con una attenta revisione – e riuscire a farlo senza abbandonare il proprio stile”.

Che cosa è lo stile di uno scrittore? Si possono trovare decine di articoli, sul web, dedicati all’argomento, ma vorrei riassumerlo con una frase di Hans Tuzzi (che ho visto l’anno scorso al Salone, e che ha scritto un libro ricco di fertili considerazioni sulla scrittura : Come scrivere un romanzo giallo o di altro colore (Bollati Boringhieri):

Allora ogni scrittore deve crearsi la propria lingua, come un violinista il proprio suono. Lo stile è timbro, ed esiste da prima del ritmo scelto per quella determinata opera”

Fuori dalla sala, in fila per il firma copie, ripenso alle parole di Paolo Giordano e mi sento elettrizzata; in un attimo arriva il mio turno: con molto disappunto di una signora bionda, in piedi affianco a lui, ( il suo editor? la responsabile del marketing?) mi appoggio con i gomiti sulla scrivania e stabilisco una specie di contatto visivo con lui.  “Ciao”, mi saluta, semplicemente. Gli porgo il libro, gli dico il mio nome e che sto lavorando al mio romanzo d’esordio. Lui alza gli occhi, mi osserva, sinceramente interessato. “Ti ho dato dei consigli molto importanti durante la conferenza”, dice, ed io annuisco. Poi, con la sua grafia precisa e lineare, oltre la sua firma, mi scrive questo.

“Taglia! Condensa! Cuore!”.

Mi riprendo il libro, lo ringrazio e mi allontano certa di avere imparato moltissimo, ad esserci stata fisicamente, oggi.

E’ un onore poter salutare anche Manuel Agnelli, persona immensa ed immenso artista.

Grazie!