Serve un grande evento per perdere qualcuno? No, bastano le piccole cose non fatte.

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Ci sono piccole cose che hanno un peso immenso.

Wayne Gerard Trotman scrive che “le piccole cose che fai possono essere molto significative per gli altri”.

Io mi permetto di aggiungere: anche le piccole cose che non si fanno lasciano un segno. Giorno dopo giorno, le piccole cose non fatte, un messaggio, una saluto, una telefonata, una visita alla zia, un piccolo regalo, una sorpresa inattesa, alla lunga diventano voragini, scavano ferite.

In questa assenza perpetuata giorno dopo giorno si può misurare le sostanza di un legame.

Non servono grandi eventi per allontanare due persone: basta la costanza di una distrazione, l’abitudine al non fare, lasciare il largo alla sensazione che tanto l’altra persona “capirà”.

E’ davvero raro che i rapporti crollino a causa di un singolo evento. Si sgretolano, invece, giorno dopo giorno, nelle fessure lasciate aperte dalle piccole cose non fatte.

La telefonata non fatta perché “ho pura di disturbarti”, la parola taciuta perché “sono sempre di corsa e non ho tempo”, l’attenzione che non arriva perché ” in questi dieci minuti mi rilasso guardando i social”. Sono piccole cose invisibili per chi le fa, ma pesantissime per chi le riceve. Per chi è in attesa di riceverle.

È nel dettaglio quotidiano che ci sentiamo visti e accolti. Senza quelle piccole conferme, la relazione perde colore, diventa fragile, opaca.

L’empatia non è un sentimento astratto, ma un gesto concreto. È l’arte di ricordarsi che l’altro esiste anche quando non parla, anche quando non chiede.

Se non vediamo o sentiamo i nostri amici da molto tempo, non significa che loro non siano in attesa di un piccolo gesto.

Spesso ciò che non si fa pesa quanto ciò che facciamo.

Non rispondere, non esserci, non accorgersi: tutti non-gesti che scavano distanze silenziose. I legami non vivono di perfezione, ma di presenza, di gentilezza, di ricordarsi dell’altro in maniera concreta.

Il Dalai Lama ha scritto: “Sii gentile quando è possibile. Ed è sempre possibile.”

Forse l’essenza dell’empatia sta tutta qui, nella semplicità di un gesto che, pur minimo, impedisce al cuore dell’altro di sentirsi invisibile.

PS (sarebbe bello che proprio tu che stai leggendo, dessi seguito a questo breve articolo interrompendo la catena del non fare. Scrivi alla tua amica. Chiama quella zia. Suona il campanello del vicino di casa per un saluto. Io lo farò ! 🙂

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