Quando il rock incontra l’opera e la voce di Mercury scende nelle sue radici più autentiche
Ci sono canzoni che non gridano mai, che non hanno bisogno di farsi largo tra le altre. Restano lì, discrete, come un segreto che in pochi hanno il privilegio di custodire.
Ensueño, quarta traccia di Barcelona — l’album pubblicato il 10 ottobre 1988, nato dall’incontro tra Freddie Mercury e la soprano Montserrat Caballé — è una di queste. È il brano che meno di tutti ha bisogno di effetti speciali: non c’è orchestra, non c’è batteria, solo il pianoforte di Mike Moran e due voci che si cercano.
In Ensueño, Freddie non esplode in acuti, non corre su e giù con l’energia potente del frontman a cui ci ha abituati. Qui Freddie si sgretola in verità, scivola dentro la sua voce più autentica, quella profonda che quasi mai aveva mostrato al mondo. È stata Montserrat a chiederlo: «Cantalo con il tuo registro naturale, lì sei davvero te stesso».
Ne è venuto fuori un duetto intimo, dove Freddie mostra un lato inedito di sé, dove si trova a suo agio con la sua voce baritonale. A noi che ascoltiamo trasmette vibrazioni così potenti e intime, rarissime da incontrare altrove.
Tutto l’album Barcelona contiene tracce capaci di lasciare un segno: How Can I Go On oppure The Fallen Priest sono piccoli capolavori messi su spartito. Ma poi arriva Ensueño e si porta via tutto.
Nella sua struggente semplicità riesce a condurci in un mondo onirico, fra sogno e realtà, e la voce scura e vibrata di Freddie che s’intreccia con la perfezione angelica della soprano si intrufola nel cuore così in profondità da lasciare per forza un segno.
La voce naturale di Freddie si aggira intorno ai 117 Hz, tipica di un baritono: un baritono con un vibrato irregolare, velocissimo, capace di rendere ogni nota densa e viva. Mercury ci aveva abituati al registro più vicino al tenore, con voli, acuti, salite incredibili — che qui non si trovano. In Ensueño, la sua voce si mostra nuda, sincera, vulnerabile.
Il testo, scritto da Montserrat in spagnolo, parla di un sogno che avvolge e culla le notti senza fine.
Non a caso la canzone nasce da Exercises in Free Love, un piccolo bozzetto che Freddie aveva inciso in falsetto. Lei se ne innamorò e lo trasformò in canto lirico, dando alle note un corpo, una lingua, un respiro nuovo.
In Ensueño non c’è la celebrazione monumentale di Barcelona né la struggente teatralità di How Can I Go On. Ci sono due artisti e le loro voci che si incontrano a metà strada, con un rispetto reciproco così grande da trasformarsi in poesia.
Quando nel 2012 l’album fu ripubblicato in una versione orchestrale rimasterizzata, quasi tutti i brani subirono trasformazioni. Ma Ensueño no: nessuno ebbe il coraggio di toccarlo. Restò com’era, piano e voci.
In Ensueño, per una volta, Freddie Mercury depone ogni maschera e lascia che la sua voce naturale e vulnerabile scorra nei nostri cuori.
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