Bohemian Rhapsody Il film | La mia recensione fedelmente non cinematografica

Sono uscita dal cinema da qualche ora, sono frastornata, tornando a casa ho ascoltato ovviamente i Queen, a palla, sulla mia auto.

La prima volta che ho visto il trailer di questo film ho pensato: “speriamo che lo facciano coscienziosamente“, perchè quando si parla di pietre miliari della musica come Freddie Mercury a fare una una cagata ci vuole meno di un attimo. Più si avvicinava la data di uscita in Italia, visto che mi sono persa l’anteprima del 23 Ottobre, più vivevo con l’ansia, e stasera, ho saltato anche un appuntamento importante per correre da Freddie.

Seduta sulla poltrona, pop corn in mano, tremavo.  Pensavo a tutte le recensioni che ho letto in questi mesi, pensavo che i Queen sono stati una delle colonne sonore della mia vita. Pensavo a quando li ho visti live a Milano, senza Freddie, ma con Paul Rodgers, e sono restata tutto il tempo con lo sguardo incollato a Bryan May e Roger Taylor pensando che fossero un ologramma.

Quando è partita la prima scena, con Freddie di spalle che sta per salire sul palco del Live Aid, mi sono in parte tranquillizzata. Almeno gli assomiglia, mi son detta.

Rami Malek, in effetti, ha fatto un lavoro straordinario. A parte la somiglianza fisica data da trucco e parrucco cinematografico, ma le gestualità e soprattutto lo sguardo, sono frutto di un certo durissimo lavoro. Lo sguardo, poi. Chi conosce Freddie Mercury, chi ha guardato le sue foto fino a farsi male agli occhi, sa che in uno sguardo profondo come quello di Freddie ci si può perdere. Ecco, nei primi piani di Rami Malek, ho rivisto quasi lo stesso sguardo, ho provato un brivido. 

Il film si apre nella Londra degli anni 70, i Queen si incontrano, formano la band e vanno subito forte, arriva il primo contratto, il primo tour. Davvero godibili i costumi, la somiglianza di ogni membro della band con l’originale è strabiliante, molto piacevole, anche se all’inizio ho trovato Freddie leggermente caricaturale. Sappiamo tutti quanto fosse sicuro di sé, sicuro che sarebbe diventato una leggenda, ma nel film, mi è apparso davvero un po’ troppo sicuro, non così credibile. Tutta la prima parte del film mi è sembrata un po’ lenta, tranne le scene in studio e tutta la parte cantata, che, mio parere da cineasta che di cinema non sa nulla, arrivano a toccare davvero il sublime. La concezione della canzone Bohemian Rhapsody, quel pianoforte che ti schiaffeggia all’improvviso, come la melodia che si insinua nel cervello di Freddie, il come ha dovuto lottare per proporre quel pezzo rock con una parte orchestrale e sinfonica della spropositata durata di 6 minuti. Ma alla fine, ha avuto ragione lui.

Molto soft e delicato tutto il rapporto con Mary Austin, amica, “moglie”, amante, la donna che Freddie ha amato per tutta la sua vita e che era al suo fianco il 24 Novembre del 1991, quando è mancato. La creazione della canzone “Love of my Life”, personalmente il mio pezzo preferito della discografia dei Queen, dedicata proprio a lei: sentirla cantare a cappella, mi ha dato un brivido al cuore.

Capiamo che si chiude il capitolo anni ’70, quando improvvisamente Rami Malek si taglia capelli, toglie le tutine aderenti e appare sbarbato, con gli occhi grandi, due baffoni neri e i jeans a vita alta. Siamo nei primi anni ’80. La parte dissoluta della vita di Freddie, quella delle feste, delle orge, della cocaina; a gran voce hanno detto che questo film è stato attentamente ripulito, che è stato reso accettabile anche per i dodicenni. Beh, io dico. E’ vero. Tutta quella parte è molto soft. Ma dico anche, su che cosa vogliamo mettere l’attenzione? Che cosa diavolo ce ne frega della sua vita privata, dissoluta o no che fosse stata? A mio parere la pellicola scorre benissimo, è vero gli accenni sono forse un po’ troppo leggeri, ma è anche vero che è impossibile fare entrare in un ora e mezza tutta la vita di Freddie Mercury.  Porre l’attenzione solo su quegli aspetti, adesso che ho visto tutto il film, dico che sarebbe stato inutile al fine del film stesso. Per cosa? Per soddisfare i morbosi? Va bene così, meglio la musica, meglio i sentimenti e la storia dei Queen.

Che, come tutte le grandi famiglie, hanno litigato, si sono separati, hanno preso grandi periodi di pausa. Si vede anche questo aspetto nel film, anche se è stato pesantemente criticato dai fan che dicono che non è vero, o meglio, che non è proprio così come si vede nel film. Che sia vero o meno, non importa, che abbiano condensato i litigi di vent’anni di carriera in una sola scena, va benissimo perché quella è, a mio parere, una delle scene più belle del film. Il litigio e poi la rappacificazione, con un Freddie Mercury che si è ripulito, che ha voglia di ricominciare, ma che è già malato.

Tutto il suo dolore per quella malattia, l’AIDS, che lo ucciderà si vede nel film con una serie di scene dedicate alle prove del Live Aid, dove sue corde vocali lo stanno abbandonando, non funzionano più come lui vorrebbe. La sua ironia in una frase “ora mi occupo di queste troiette delle mie corde vocali e ricomiciamo“. Tutta la sua forza e la sua bontà animo si vede nell’abbraccio storico fra lui e la sua band, la sua famiglia.

E poi, il gran finale, venti minuti di puro godimento dove viene ricostruita la performance dei Queen al Live Aid (1985).  Qui non si ha proprio nulla da ridire. Ti viene solamente da cominciare a saltare sulla sedia, a cantare, ad urlare, perchè sembra davvero che siano i Queen quelli sullo schermo. Rami Malek ha raggiunto davvero il il celestiale, il mirabile, l’eccelso.

Nemmeno il finale delude e tu rimani lì, incollato alla sedia, mentre scorrono i titoli di coda e stai ancora cantando “Don’t stop me, now” con le lacrime agli occhi.

Andatelo a vedere, Bohemian Rhapsody. Che siate fan dei Queen o che non lo siate, che sappiate tutto di Freddie Mercury o non sappiate proprio nulla. Questo film vi farà sentire parte della storia, parte di qualcosa di più grande, di qualcosa che si può solo raccontare attraverso la musica. 

Quella dei Queen.

 

Nuove collaborazioni…con passione!

Quando la Scrittura e la Musica ti fanno fare BOOM! 

Non importa quanto sei impegnato, quando le passioni ti fanno battere il cuore, riesci sempre  a trovare il tempo di fare tutto. A costo di fare le ore piccole o alzarsi mooolto presto al mattino.

Da qualche mese ho iniziato a collaborare con il Blog Agenzia Letteraria Sul Romanzo, per dissetare la mia voglia di scrittura, di lettura, di opinione.

E poi, ho iniziato a collaborare anche con Extra! Music Magazine, perchè, come ho già detto, io senza la musica non ci so stare

Vi segnalo due articoli scritti per “Sul Romanzo” : uno è la recensione del meraviglioso libro, “Il Sale”, scritto da Jean-Batiste Del Amo e l’altro è un articolo riguardante John Lennon e Oko Ono. Vedete?! Anche quando si parla di scrittura io riesco ad infilarci la musica.

Per Extra! invece ho avuto il piacere di intervistare una rock band inglese tutta al femminile, le esplosive JOANovARC

E poi  la live review del magnifico ritorno di Katie Tunstall, in un esclusivo concerto al Jazz Cafè di Londra. (con le magnifiche foto di Selena Ferro)

Sono stanca, ma così felice e soddisfatta. Amici, seguite sempre le vostre passioni! Senza nessuna riserva

Dipingere una nuova tela

Stamattina ho chiuso dietro le spalle, per l’ultima volta, la porta di questa casa: l’ho svuotata, staccato tutte le foto, ho raccolto le mie cose e le ho gettate in valigia. Poi ho chiamato un taxi per andare alla stazione.

Ora sono qui, il treno sta arrivando sui binari: salgo, trovo il mio scompartimento, mi siedo e butto la testa fra le mani. Ripenso a Klemi, a quello che ho lasciato, lo stomaco si chiude, non ho nemmeno fatto la barba, mi prude il viso, mi gratto. Guardo fuori dal finestrino. Vedo la neve all’orizzonte, prati che si rincorrono, mentre il treno che mi sta riportando alle montagne dove sono cresciuto, corre veloce sui binari.

Sospiro, passandomi le mani tra i capelli, ignorando la ragazza seduta di fronte a me, che continua a guardarmi, che vorrebbe, forse, parlarmi.

Ripenso a quando dissi a mio nonno che all’università avevo conosciuto un brillante stilista: lui rimase in silenzio ad ascoltarmi, terrorizzato che potessi intraprendere la carriera di mia madre. Ma io non volevo continuare a fare il modello e non volevo nemmeno morire di overdose, come aveva fatto lei. Gli raccontai che Pierre Lacroix non era un tossicodipendente, anzi. Aveva le dita martoriate, sì, ma  dalla macchina da cucire. Era uno stilista e aveva grandi ambizioni. In città aveva aperto un negozio di abbigliamento e fondato un suo marchio che aveva chiamato, Jolie. “Pierre vuole aprire un altro negozio Jolie a Parigi. Io mi occuperò del lancio. Saremo soci”, aggiunsi.

Mio nonno mi prese le braccia. Mi tirò su le maniche fino ai gomiti, scrutandone attentamente l’incavo, roteando gli occhi a destra e sinistra. Poi acconsenti senza parlare, lasciandomi andare verso la strada che avevo scelto.

Ricordo quando, anni dopo, scolando svariate bottiglie di Dom Perignon d’annata, accettai l’incarico che Pierre da un po’ di mesi mi prospettava: portare il marchio Jolie, ormai un successo in Francia, all’estero. Precisamente, in Italia.

Il primo punto vendita lo aprimmo a Genova, perché Milano era troppo cara, troppo complicata e troppo snob. Ed ora, diciannove anni dopo quella sbornia memorabile, sto lasciando Genova, sto lasciando Jolie e sto lasciando Klemi.

Il viso di Klemi mi appare nella mente, interrompe i miei pensieri, mi schiaffeggia il volto. Ho voglia di fumare, ma qui sul treno non si può. Mi alzo, vado in corridoio, mi chiudo in bagno, accendo una sigaretta, do due tiri, lascio che il fumo mi riscaldi i polmoni.

Klemi, Klemi, Klemi. Sono stato uno stronzo, perché non ho avuto il coraggio di dirti in faccia che me ne sarei andato.

“Merda!”, urlo tra me, stringendo i pugni, buttando la cicca nella tazza del water.

Poi ritorno al mio scompartimento, mi siedo, butto gli occhi fuori dal finestrino, ripensando agli attimi importanti della mia vita, come fanno i vecchi. La ragazza di fronte a me continua a guardarmi, devo sembrargli isterico, ma accenna un sorriso, sta per parlare, ma la interrompo prima che inizi: prendo il cellulare dalla tasca, apro WhatsApp.

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Johnny Gallagher and the Boxtie Band in concerto, in una unica data in Italia

Quando il Blues infiamma la calda estate del Monferrato

L’unica data italiana del chitarrista irlandese Johnny Gallegher e la sua band, ieri sera, domenica 5 Agosto, a Roatto, un piccolo paese immerso nel Monferrato. Quando l’ho letto non ci potevo credere, perché Jonnhy Gallagher  è considerato tra i migliori chitarristi irlandesi, del Regno Unito e dell’attuale panorama musicale blues. Con la sua band gira l’Europa e in un calendario fittissimo di concerti, hanno aperto il Tour Mondiale degli Iron Maiden, ha suonato con gli ZZ Top e Joe Satriani.

Dal vivo ha un carisma eccezionale,  e la sua particolarità è quella di rielaborare le canzoni, che possono essere i grandi classici del blues ma anche pezzi decisamente più rock, secondo il sua personalissimo stile, che fonde elementi di blues, rock, country, jazz, roadhouse. Il risultato è un mix che coinvolge, emoziona e lascia sempre spazio all’improvvisazione.

Jonny Gallagher ha ereditato la passione dal padre musicista e già a dodici anni suonava come batterista nella band di famiglia. Il Blues gli scorre nel sangue e si vede, perché riesce naturalmente ad trasferire le emozioni e la profondità delle canzoni attraverso la sua chitarra, attraverso la sua voce accesa e potente, in continui cambi di ritmo, di suoni, una insieme di virtuosismi che è difficile da vedere anche sui grandi palchi rock.

Johnny Gallagher è come se suonasse e cantasse in assenza di tempo. Le note scivolano sulle emozioni, le corde stridono elettrizzando il pubblico. 

Johnny Gallegher e The Boxtie Band con Riki Massini

Ci ha fatto ascoltare brani di Peter Green, Jimmie Rodgers, Lynyrd Skynyrd, per arrivare The house of Rising Sun degli Animals e Hey Joe di Jimi Hendrix, per citarne alcune. 

Ospite della serata l’amico Riki Massini, biellese,  chitarrista blues di fama internazionale. Vederli insieme sul palco in una sinergia così complice, mentre si divertivano, è stato impagabile. 

Eccezionale l’interpretazione di Johnny B. Goode di Chuck Berry, forse la più grande canzone della storia del rock, come l’ha definita lo stesso Gallegher, in una session strepitosa che è durata 15 minuti, con il pubblico in completo visibilio.

Quando me ne sono andata, ho pensato: stasera ho visto un vero concerto rock. Può sembrare banale, ma, non sempre succede. Non sempre si ha la fortuna di vedere un artista che si da così tanto, non sempre le chitarre e la musica arrivano dentro fino a farti vibrare le cellule. Ma ieri sera è successo.

Otto modi per entrare gratis ad un concerto

Potete scegliere, a vostro rischio e pericolo, di utilizzare il metodo più antico del mondo, ovvero scavalcare il muro (ma anche imbucarvi per le vigne), per entrare gratis al vostro concerto preferito. Se volete farlo, andate direttamente al punto otto della lista. Ma, in realtà esistono alcuni altri metodi, meno rockandroll forse, ma almeno “legali”, per poter godere di un concerto completamente gratis!

1. Partecipate ai concorsi

Oggi giorno quasi tutte le radio nazionali organizzano dei concorsi per vincere i biglietti di molti importanti concerti. Quindi iscrivetevi alle newsletter e seguite i siti web ufficiali. Stessa cosa per gli organizzatori, tipio Vivo Concerti o Live Nation, per citarne alcuni. Iscrivetevi alle newsletter, in questo modo potete avere in anteprima molti dettagli e sapere se ci sono concorsi, quiz, etc per poter vincere biglietti gratis o addirittura meet and greet con gli artisti.

2. Scrivete o fotografate la musica

Se la fotografia o la scrittura sono le vostre passioni allora potere aprire un blog vostro oppure cercare collaborazioni gratuite con blog già esistenti. Contattando poi gli organizzatori di concerti  (piccoli, ovviamente, come festival locali, venue indipendenti, etc) potrete ottenere un accredito per entrare gratuitamente come fotografi /stampa e fare poi una recensione che pubblicherete sul blog/sito web con cui collaborate. E’ più facile di quanto sembra!

3. Concerti e Festival Gratuiti

Ce ne sono tantissimi. Dai grandi eventi come Radio Italia Live, ai concerti di Ferragosto o di Capodanno nelle piazze, ai Festival estivi in città che propongono sempre concerti gratis anche con artisti importanti. (Elio e Le storie Tese, The Kolors, Antonella Ruggiero, per citarne alcuni). Molti centri commerciali organizzano, sopratutto d’estate, piccoli festival che sono sempre completamente gratuiti, e molto spesso ospitano artisti importanti. Cercate sul web (parola chiave : concerti gratis) o nelle vicinanze di dove vivete. Ultimamente anche le piccole città stanno organizzando eventi gratuiti che potrebbero davvero stupirvi!

4. Impietosire un bagarino

Si può. L’ho visto con i miei occhi. Dovete essere teen ager (o sembrare tali), avere buone capacità di recitazione e avere un padre complice. Addocchiate il vostro bagarino, poi avvicinatelo e ditegli che vi interessa il biglietto ma che state aspettando vostro padre, (che ha i soldi per pagare) e che sta arrivando, ma è bloccato nel traffico. Poi allontanatevi. Riavvicinatevi e mostrate i primi segni di insofferenza perchè vostro padre non arriva.  Telefonategli almeno un paio di volte (davanti a lui). Nel frattempo il concerto comincia e voi siete sempre più nervosi con attacchi di pianto. Telefonate a vostro padre e fategli una scenata, volendo passategli al telefono anche il bagarino: a quel punto anche il padre deve essere bravo a recitare. Quando il concerto è iniziato da 15-30 minuti e il bagarino ormai non venderà più il suo biglietto, allora imploratelo di regalarvelo. Se siete stati bravi prima, ve lo regalerà (tanto non se ne farà più nulla). La teen ager in questione (che poi aveva 24 anni ma ne dimostrava 16), con questo metodo di sua invenzione, ha visto gratis i Coldplay.

Se siete delle belle ragazze, e quando dico belle intendo davvero bellissime, delle modelle, insomma, sfoderate il vostro sorriso e sbattete le vostre ciglia. A concerto iniziato, è probabile che gli addetti alla security possano fare un’eccezione e farvi entrare, completamente soggiogati dalle vostre grazie.

5. Le Conoscenze

Sfruttiamole! Come dicevo le piccole città stanno diventando straordinariamente aperte nei confronti della musica live…e nelle piccole città ci si conosce un po’ tutti! Fatevi mettere in lista, chiedete spudoratamente di poter entrare gratis, sfruttate le conoscenze dell’amico dell’amico.  Magari potreste conoscere un addetto alla sicurezza, un’assistente, la signora che abita proprio nel palazzo che affaccia sulla piazza del concerto. Magari il vostro migliore amico conosce l’organizzatore e per cui non è un problema aggiungere un nome in più alla lista. Magari conoscete il bassista del gruppo spalla (locale) che apre il concerto. Le vie della musica sono infinite!

6. Fare il volontario

E’ una prassi abbastanza comune nei Festival estivi, anche importanti, cercare volontari per il bar, gli stand, la pulizia, etc. Andate sul sito del Festival e scrivete una email. Potreste ritrovarvi a servire birre fresche e sullo sfondo vedere i Depeche Mode che suonano!

7. Stare Fuori

Dallo stadio, dalla venue, dalla piazza. Niente di più semplice, d’estate poi, senza le barriere di un palazzetto chiuso, potreste rischiare di ascoltare un concerto con un ottima acustica! Se poi la città è piccola, potreste  essere nella via affianco, o appena oltre alle transenne. Certo, non potrete vedere, ma vi assicuro che è sempre bellissimo ascoltare un artista suonare live.

8. Metodi a vostro rischio e pericolo

Scavalcare transenne, muri, superare bodyguard, fingersi qualcuno che non si è (musicisti, giornalisti, fotografi, addetti al palco, assistenti, artisti), costruire il proprio personale pass All-Areas, etc, etc in tanti anni di concerti ne ho sentite davvero di ogni tipo. Un mio amico talmente eccentrico che si finge un artista del gruppo di supporto e con il suo pass All-Areas è entrato a tanti concerti senza che la security sospettasse mai di nulla. Una mia conoscente, modella, che è entrata gratis con il suo “pass” e il suo sorriso ad un concerto di Michael Jackson (erano gli anni 90, è vero, meno tecnologia, ma stiamo parlando di Michael Jackson!). Un conoscente della palestra  che candidamente alla mia domanda “Quanto costava il concerto degli AC/CD?”. “Non lo so. Abbiamo scavalcato.” Per citare solo alcuni esempi di tutte le storie assurde che ho sentito in questi anni. Naturalmente sono metodi che sconsiglio e che non avvaloro: nella migliore delle ipotesi, se vi beccano, vi cacciano fuori a calci nel sedere. Nella peggiore potrebbero anche arrestarvi. Se vi va di correre il rischio! Ecco qui  qualche idea di chi ha fatto di questi metodi un vero e proprio lavoro.  

In ogni caso, W la Musica!

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Alcuni dei concerti che ho visto gratis ultimamente:

Muse, Lisa Stansfield, Gloria Gaynor, James McCartney, I Pooh, The Kolors, Moreno, Litfiba, Pet Shop Boys, Tiromancino,  Antonella Ruggiero, Jennifer Batten (chitarrista di Michael Jackson), I Soul System, Elisa, Irene Grandi, Caparezza, Fabri Fibra, Gabry Ponte, Eiffel65, Ermal Meta, Francesco Gabbani, Elio e Le Storie Tese, Fedex, Mario Biondi, MJ Live (musical), Johnny Gallegher and the Boxtie Band etc, etc, etc,

Steven Tyler in concerto a Collisioni: un vero rocker non smette mai di suonare

Non pensavo di riuscire a vederlo, Steven Tyler in concerto, soprattutto dopo il suo tour di addio con gli Aerosmith di due anni fa, a cui non sono riuscita a partecipare.

Ma quando ho letto che Mr. Tallarico avrebbe fatto un tour con la sua nuova band, i Loving Mary Band, e avrebbe suonato al Festival Collisioni di Barolo, martedì 24 luglio 2018, mi sono catapultata.

Un vero rocker non smette mai di suonare, e Steven Tyler lo ha ampiamente dimostrato (se mai avesse bsogno di dimostrare ancora qualcosa, nella sua lunghissima carriera).

Il concerto non è stato lungo, un ora e un quarto circa, ma quello che è successo sul palco ha reso quell’ora ed ogni suo secondo, indimenticabile.

E’ un alieno, Steven Tyler? A vederlo oggi ti chiedi come avrebbe potuto essere riuscire a vederlo nel pieno delle sue forze.

Un artista ancora immenso, con quell’aura di gloria che solo i mostri sacri del rock hanno, una fisicità più che prorompente (sebbene lui sia minuto, magrissimo). quell’atteggiamento sensuale, ma un po’ buffo anche, che ti fa capire in un istante tutti i perché delle groupie, e le movenze di chi ha fatto del palco il luogo naturale in cui stare.

Un sorriso enorme, che non ha negato al suo pubblico e che mi ha colpito fin da subito. Vedere una persona che dopo cinquant’anni di carriera ancora si diverte a stare sul palco, e lo fa sinceramente, spontaneamente, non ha davvero prezzo. Vedere un frontman avere un orecchio sufficientemente ampio da ascoltare, davvero, la voce dei suoi fan è qualcosa di unico. Steven si fermava, sorrideva, rispondeva alle prime file, lanciava baci, indicava, porgeva il microfono alla folla, leggeva ogni cartello che veniva alzato, prendeva il cellulare di qualcuno, si faceva un selfie e lo restituiva. E lo stesso con la sua band: durante il concerto si è recato da ogni musicista sul palco con lui  per riservagli un sorriso, una pacca sulle spalle, un duetto improvvisato.

Essere ad un concerto di Steven Tyler ti far sentire parte di un qualcosa di più grande: un momento di gloria, un qualcosa da vivere tutto d’un fiato, fino in fondo.

Non è così facile trovare questo tipo di emozioni e per certi versi, con il suo modo di fare, mi ha ricordato un altro pilastro della musica: Freddie Mercury.

A livello vocale, Steven Tyler, ha ancora moltissimo da dare: le sue canzoni sono blues, soul, folk con tantissime variazioni di voce e virtuosismi che ha cavalcato ancora molto bene, arrivando fino in fondo alle viscere.

Emozionante Living on The Edge, meraviglioso il medley di Janis Joplin (Mercedes Benz / Piece of My Heart) – ma chi è che può permettersi di cantare Janis Joplin a settant’anni? – sublime Come Together dei Beatles che solo a nominarla ti puoi fare una figuraccia, figuriamoci a cantarla, e naturalmente, fuori da ogni tipo di umana possibilità di descrizione, la performance al pianoforte di Dream On. Nella parte finale, davvero, ho sentito qualcosa stritolarmi il cuore e sono rimasta a boccheggiare  con lo sguardo incollato al palcoscenico.

Prorompente la fase finale con Walk this Way, e, se proprio devo trovare un difetto, posso dire che non ho condiviso la scelta di chiudere il concerto con Whole Lotta Love (Led Zeppelin);  avrebbe potuto chiudere con una canzone degli Aerosmith. Ma sono piccolezze. Che difronte all’immensità dell’artista, scompaiono.

Quando le luci si sono spente e la folla ha cominciato a diradarsi, ho alzato gli occhi e c’era una gran luna nel cielo di Barolo.

Me ne sono andata anche io, a piccoli passi, con un’euforia strana che mi vibrava dentro, che non provavo da tempo, e che nemmeno il vento fresco delle colline delle Langhe, è riuscito a strapparmi via.

Leggi Anche: Collisioni: l’Agri Rock Festival di Barolo, unico del suo genere, dove la gente si imbuca passando per le vigne

Sweet Emotion (Aerosmith)
Cryin’ (Aerosmith)
I’m Down / Oh! Darling (The Beatles)
Come Together (The Beatles)
Rattlesnake Shake (Fleetwood Mac)
Jaded (Aerosmith)
We’re All Somebody From Somewhere
Mercedes Benz / Piece of My Heart (Janis Joplin)
What It Takes (Aerosmith)
Livin’ on the Edge (Aerosmith)
My Own Worst Enemy
Home Tonight / Dream On (Aerosmith)
Train Kept A-Rollin’ (Tiny Bradshaw)
Walk This Way (Aerosmith)
Whole Lotta Love (Led Zeppelin)